Un pezzo di me, un pezzo di lei.

La mia mamma era la mia migliore amica, la mia confidente, il mio punto di riferimento nei momenti di difficoltà, il mio sfogo nei momenti di nervosismo. Avevamo un rapporto speciale, non c’erano segreti, non c’erano sguardi che non conoscevamo l’una dell’altra e non c’erano mai momenti di noia. Nonostante ció, come tutte le migliori amiche che si rispettino, non posso negare che non mancavano le litigate, però anche quelle erano “litigate speciali”. Se non mettevo in ordine l’armadio, lei lo svuotava e lanciava tutti i vestiti per terra, se non stendevo i panni, mi ritrovavo il catino in testa, se non sistemavo le scarpe volavano fuori dalla finestra. Insomma, come si faceva a stare tranquilli? Ovviamente ora ne parlo con il sorriso, ma quando accadevano fatti di questo tipo, credetemi, non era molto piacevole. Qualcosa però la allontanò da me, la trasformó in una persona che non riconoscevo, quel qualcosa si chiamava “tumore”.

La odiavo, odiavo quella cosa che era dentro di lei, odiavo il modo in cui mi trattava, odiavo il modo in cui mi guardava. Da un lato ero fiera della mia mamma, perché era riuscita a trovare una forza interiore che in pochi avrebbero trovato, ma dall’altra ero arrabbiata con lei perché aveva costruito un muro che non riuscivo a buttare giù, un muro che con il passare degli anni era diventato una fortezza.

Andava a lavoro, viaggiava, usciva a divertirsi nonostante le numerose chemio e io mi domandavo come riusciva a far sembrare tutto normale, quando di normale non c’era nulla. Ammiravo quegli occhi pieni di determinazione, quel voler fare di più di quanto poteva fare, quel voler sembrare una roccia in apparenza.

Mi sono allontana perché non riuscivo a trovare un giusto equilibrio, non riuscivo a fare finta di nulla, non riuscivo a fare la brava figlia con una persona che sentivo estranea. Rivolevo la mia mamma, rivolevo le nostre abitudini, le nostre risate, le nostre chiacchierate davanti un film, rivolevo le litigate che terminavano con un sorriso e un abbraccio.

Ora, a distanza di quattro anni dalla sua scomparsa, so di aver sbagliato, so di non aver capito le sue necessità, so che la fortezza che aveva creato serviva per tutelare sé stessa, per reprimere il suo dolore. Ora posso dire di essere fiera di lei, di essere orgogliosa della sua tenacia, di voler imparare da lei, di voler ereditare almeno metà della sua forza.

Ricordo quando mi ha detto: Ti renderai conto di quanto ti mancherò quando non ci sarò più! Aveva ragione. Rimpiango di non averle detto più volte ti voglio bene,non sa quanto, ma sarà per sempre la mia roccia.

Tenete strette le persone che amate, stategli vicino, capite ciò di cui hanno bisogno, amatele e non scordatevi di ricordaglielo sempre.

26 pensieri riguardo “Un pezzo di me, un pezzo di lei.

  1. Sono sicura che tua mamma avrà capito che il tuo allontanarti era dovuto alla paura del cambiamento e del futuro. Sono sicura che il muro che si era costruita era per proteggersi e per proteggere anche le persone a lei care, come ad iniziare un lento distacco. Sono anche sicura che tua mamma fosse pienamente consapevole del tuo volerle bene, come lo sono sempre i genitori, anche quando noi figli sembriamo darlo per scontato e non siamo tanto bravi a dimostrarlo!

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  2. Mi dispiace tanto per la tua mamma. Sono certa che lei sapesse quanto le volevi bene e sicuramente lo sente anche ora il tuo amore verso di lei. Ogni assenza è riempita da un ricordo, da uno sguardo che ora magari sembra che non ci sia, ma in realtà vivrà per sempre . Quello che è esistito non può scomparire. Un abbraccio

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  3. Mai pensare che chi ci lascia, conservi le incomprensioni (se ci sono state incomprensioni, discorso ^generale). Mai pensare “mia madre- o padre, o sorella-” sarà offeso_offesa con me perche’ non le porto dei fiori da un anno…”. Mai avere di queste paure. Se l’aldila’ si chiama cosi’ e’ anche per questo: aldila’ dei nostri limiti, oltre che dei nostri sensi. Quindi l’amore, la comprensione, il perdono, li’ sono superiori alle nostre capacita’ di amare, comprendere, perdonare. Buona serata

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  4. Dietro alla durezza delle “litigate speciali” stava una infinita dolcezza e tenerezza di tua madre. La voglia, pur tra ansie e difficoltà della vita, di volerti bene, di parlarti, di spronarti. Non avere rimorsi, i genitori sanno comprendere i propri figli, la sua determinazione e capacità di voler bene è ciò che ti ha lasciato in eredità.
    Saluti

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